Recensione ‘Un omicidio a Baker Street’

di Lee Jackson – edito Newton Compton Editori

TITOLO: Un omicidio a Baker Street

AUTORE: Lee Jackson

CASA EDITRICE: Newton Compton Editori

GENERE: giallo storico, Autoconclusivo

PAG: 293

DATA PUBBLICAZIONE: 25 giugno 2024

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Recensione di Manu di Un omicidio a Baker Street

Ogni tanto è bello leggere un giallo che ricorda un po’ i vecchi classici, ambientato per le strade di Londra, quelle un po’ meno scintillanti ma molto affascinanti. Questo lavoro di Lee Jackson è proprio in quello stile.

Una storia che ha tanti narratori, dalla giovane cameriera, la madre malata, un giornalista impiccione, un ispettore che indaga e il suo giovane sottoposto e non solo.

Durante una corsa della metro in notturna, viene trovata una giovane ragazza uccisa, probabilmente a bordo, durante il viaggio verso il capolinea. La scoperta è tardiva e i pochi passeggeri sono già tornati a casa, anche se a bordo rimane un cappello e un taccuino.

Chiamati ad indagare sono Webb e il giovane Watkins e sin da subito il caso appare come un rompicapo. La ragazza sembrava dormisse, non sembra una viaggiatrice abituale e tutti si chiedono cosa ci facesse così tardi distante da casa, perché la ragazza era un’ospite del Rifugio, lo stesso posto dove vive la mamma di Clara.

Clara è una giovane che lavora al servizio dei coniugi Harris, insieme all’amica Alice, ma ultimamente la preoccupazione per la madre malata, e ricoverata al Rifugio, non la fa lavorare serena, tanto che spesso si allontana dalla casa dei padroni per farle visita. 

Il giorno dopo l’omicidio anche la mamma di Clara sparisce. È vero che il Rifugio non è un carcere e neanche un ospedale, gli ospiti non sono costretti a stare nella struttura ma una morte e una sparizione iniziano a stuzzicare la curiosità di Webb.

Mentre gli eventi prendono una strana piega, molteplici personaggi ci raccontano la loro storia fino al momento in cui le narrazioni giungono a un incontro e la soluzione del caso arriva di conseguenza.

«No», risponde Clara seccata, prendendo la mano che lui le porge e seguendolo. «E stento a credere di essere stata tanto sciocca da accettare di venire qui». «Clara, di me ti puoi fidare, te lo giuro». La carrozza li lascia in High Street, davanti a una taverna che si chiama Black Boy. È un localino in riva al fiume, meno appariscente di altri suoi rivali, con una semplice insegna che pubblicizza la sua funzione come luogo di svago: il goffo ritratto di un ragazzino nero, nudo, abbastanza contento nonostante il pericolo rappresentato da una lampada a gas appesa proprio sopra la sua testa. La calda luce di un fuoco filtra attraverso le finestre appannate, insieme a un frastuono di voci che discutono animatamente. «Bene, come vi dicevo, sono nata qui», dice Clara, indicando la porta. «Vicino al camino, stando a ciò che racconta mia madre.

Essendo amante del thriller e del giallo, se scovo una trama intrigante mi faccio sempre convincere. Per ora con la Newton ho scoperto delle belle letture e anche questa non è da meno.

Come dicevo in apertura, in questo caso non abbiamo una sola voce narrante, ma tante in terza persona. È in qualche modo una storia corale, perché per arrivare alla soluzione del caso dobbiamo conoscere la vita di un discreto numero di personaggi più o meno strani.

A parte Clara e l’ispettore Webb, abbiamo i punti di vista di Lizzie, la sorella di Clara che non vede da un anno, Tom, il fidanzato di Lizzie, il giornalista-scrittore che diventa uno dei sospettati, la direttrice del Rifugio, una donna ligia alle regole e anche un po’ antipatica, i coniugi Harris dove Clara lavora ma anche Agnes, la mamma di Clara.

Ognuno di loro interviene nel racconto, ogni tanto abbiamo anche qualche breve flashback del passato ma principalmente la storia, divisa in tre parti, si svolge nel 1864, in un arco narrativo piuttosto corto.

Difficile raccontarvi questo romanzo senza fare anticipazioni sgradite. Diciamo che la morte della ragazza sul treno me la aspettavo più importante di quello che poi si rivela. Fin da subito mi ha intrigato il giovane che sembra un sospettato ma che si rivelerà una pedina importante. 

Non ho provato molta simpatia per almeno metà dei personaggi, sarà perché buona parte di loro non è così “pulito” e sincero fino alla fine.

Però è una storia ben congegnata con una narrazione volutamente irregolare che spinge il lettore a divorare i brevi capitoli fino al sorprendente finale.

Ringrazio davvero la CE per la copia arc e sono già pronta per un’altra lettura.

Quattro stelle.

La copia Arc è stata gentilmente offerta dalla Casa Editrice

4 stelle

Trama Un omicidio a Baker Street

Nel buio dei sotterranei londinesi si nasconde uno spietato assassino
Londra, 1864. 
Sull’ultimo treno notturno della neonata metropolitana, appena entrato nella stazione sotterranea di Baker Street, viene trovato il cadavere di una giovane donna. La poveretta è stata strangolata.

Sul posto interviene l’ispettore Decimus Webb, che comincia subito a muoversi nei sobborghi della Londra vittoriana a caccia di indizi. Le sue ricerche lo conducono all’Holborn Refuge, una struttura che accoglie le cosiddette “donne perdute”, dove incontra la domestica Clara White.

Ed è proprio attorno a questa lavoratrice apparentemente onesta e rispettabile che Webb scopre una fitta ragnatela di segreti e intrighi, che sembrano espandersi fin nel sottosuolo, nel dedalo di tunnel della metropolitana. Per risolvere il mistero dell’omicidio sul treno, l’ispettore dovrà innanzitutto capire chi è davvero Clara White: una possibile vittima o la sospettata numero uno?

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